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Tecnica cinofila educativa

Fra le rubriche del nostro nuovo sito , non poteva sicuramente mancare un settore specifico destinato all’educazione di base e ai suoi problemi perché riteniamo che in nessun altra specialità cinofila sia così importante partire con il piede giusto. Maurizio Romanoni ci regala questo primo bellissimo articolo che oltre ad una profonda preparazione sull’argomento ,trasuda amore per il cane da tutti i pori…

 

Maurizio ha capito perfettamente di cosa e come vogliamo parlarne qui ed ha aperto la strada a tutti quelli che sulle tecniche educative e di preparazione agonistica vorranno inserirsi e dire la loro. Come ci diceva il bigliettaio sui vecchi tram: “Avanti!! c’è posto per tutti.”

LE BASI FONDANTI DEL LAVORO CON IL CANE

Giancarlo De Martini, Gian per i vecchi amici come me, mi annuncia l'avvenuta creazione di un sito dell'obedience e mi chiede di collaborare con qualche articolo. Mi lusinga, il vecchio Lee Van Cleef,  come mi piace talvolta chiamarlo, vista la sua innegabile somiglianza con il "duro", indimenticabile protagonista di tanti film western. Mi lusinga, l'affabulatore, menandomi in giro con le mie presunte doti di penna. Già, mi lusinga ed io non so resistere.

Eccomi qui, dunque, a scrivere ancora di obedience.

Tuttavia, come articolo di apertura, prima di trattare, nel prosieguo, gli specifici argomenti, relativi ai vari esercizi, così come mi chiede l'amico Gian, vorrei ribadire ancora - come se già non l'avessi fatto decine di volte, sino alla noia mortale - quanta importanza rivesta, nel lavoro con il cane e non solo nell'obedience, l'essere riusciti a costruire un saldo ed armonico rapporto. Un rapporto profondo che nasce dalla capacità del conduttore di entrare in sintonia con il cane in molteplici modi, che vanno dal sapersi avvicinare al cucciolo senza essere invadenti, nel saperlo carezzare, toccare, nell'imparare a giocare con lui, nell'essere complici della sua bocca, luogo troppo spesso trascurato dalle nostre mani. Luogo in cui si annidano sensibilità ed emozioni. 

E poi, fondamentale, nel trasferirgli la nostra disponibilità ad essere raggiunti in volto dalle sue effusioni senza essere schifati dalla sua lingua quando ci "lava le tonsille". 

Battute a parte, pochi colgono quanta distanza fisica corra tra noi e loro, i cani. Noi bipedi, loro quadrupedi. Stiamo sempre dritti, inamidati, a quasi un metro e mezzo di distanza dalla loro testa e non immaginiamo il piacere del cucciolo quando riesce finalmente a raggiungerci e a dare libero sfogo alle sue frenesie, eliminando quell'enorme distanza, per lui siderale. Forse pochi immaginano quanto grande sia il contributo alla velocità nel richiamo se, fin da cuccioli, dopo averli fatti trattenere da terzi, saremo fuggiti e li avremo poi attesi sdraiati a "pelle d'orso". Ricordo quanto volentieri abbia sempre pagato il prezzo di lividi e graffi in volto, come corrispettivo per ottenere un demonio che, frenetico, vola verso di me è mi divora.

Insomma, così come con le persone, un rapporto armonico e profondo con il proprio cane lo si costruisce in molteplici modi. Una miriade di componenti, corredate da sottili sfumature, vanno a costituire quella risultante che porterà il cane a guardarci con forte intensità e a desiderare di starci e camminarci a fianco.

 

Ciò detto iniziano gli esercizi.

Iniziano gli esercizi? Ho detto bene?

No, non ho detto affatto bene. 

Gli esercizi non iniziano al terzo, quarto, quinto mese o raggiunto l'anno di età, come si credeva una volta. In un periodo tanto lontano da apparire preistoria. Una preistoria, dieci ere glaciali fa, dove il cane veniva "addestrato" compiuto l'anno e, naturalmente, collare a strozzo, "corretto e ripulito".

Così come secondo la più bieca e retriva pedagogia, il bambino era considerato un uomo imperfetto, un vaso vuoto da riempire di nozioni e da raddrizzare con precetti, minacce e punizioni, così si procedeva con il cane, mero ausiliario dell'uomo, nulla più.

Oggi la cinofilia più illuminata, quella che vorrei vedere praticata in tutti i campi, non solo in taluni, ed anche in quelli dell'UD - pia e velleitaria illusione - vuole che la base di ogni esercizio sia insegnata subito al cucciolo, con dolcezza e pazienza, che educazione e addestramento non corrano su binari separati, bensì vadano all'unisono, costituendo un tutt'uno. 

Il cucciolo dovrebbe ritrovarsi addestrato senza rendersene conto, giocando e mordendo la treccia dopo ogni richiesta. E poi gli autocontrolli. Verranno recepiti senza stress perché, in presenza di una forte motivazione, non è difficile mettere in atto un autocontrollo. 

"Mi controllo e poi vengo subito rinforzato", "imparo a trattenermi e poi mi sfogo", "lascio una treccia lasca e, non appena la riprendo, questa torna ad agitarsi e a farmi divertire".

Autocontrolli e regole nel quotidiano, che entreranno come un magico automatismo nel lavoro, in ogni singolo esercizio.

E poi, infine, i segni di dissenso. L'autorevolezza - non autoritarismo, ben si intenda - di poter comunicare al proprio cane, con fermezza e serenità, che quel comportamento non è desiderato. Soprattutto per il suo bene.

Come ha illustrato con estrema lucidità, Christa Enqvist, prestigiosa rappresentante dell'obedience finlandese, prima deve essere trasferita al cucciolo una fortissima, esaltante motivazione, poi introdotte delle regole ferme, senza le quali ogni rapporto risulta privo di fondamenta.

Dunque, la regola trasferita, per anni ed anni ai discenti come cardine di un certo tipo di apprendimento, secondo cui l'assenza di rinforzo produce l'estinzione di quel comportamento prima rinforzato, può attagliarsi forse perfettamente ad orche e delfini, non certo ai cani, che vivono in un certo rapporto sociale con noi, e con noi, con il nostro "branco"devono amalgamarsi sulla base di regole di comportamento.

Un cane che conosce regole, che viene rinforzato in taluni casi e ripreso in tal altri, ripeto, con dolce fermezza, si sente amato e protetto perché conosce i propri limiti e i confini entro i quali gli è dato operare ed oltre i quali gli è precluso.

Credo che questo significhi ed altro non sia che sicurezza. Status mentale di cui, non solo il cane, ma ognuno di noi, bambino o adulto, ha vitale bisogno.

Maurizio Romanoni



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